Fallimento Alessandria, maxi risarcimento di carta.Giovanna Melandri, il Merito e il Maxxi (fallimento).

Finalmente ci siamo, da adesso sappiamo che i consiglieri del comune di
Alessandria che hannno firmato il bilancio assieme al Presidente e al sindaco, rivelatosi poi fasullo, che violava il patto di stabilità (violare tale patto significa perdere finanziamenti e agevolazioni), dovranno risarcire (a parole, secondo noi), i 40 milioni di euro di danni (danno erariale), che in base al decreto della Corte dei Conti, sono emersi e posti a carico di tutti i consiglieri di maggioranza e del sindaco e funzionari responsabili del bilancio (credo).
Nel frattempo, il presidente del Consiglio comunale di Alessandria, è divenuto deputato e vedremo se sarà ricandidato ed eletto tra qualche mese.DAW blog/NEWS.com

Intanto il Comune di Torino, primeggiato dall'On. Fassino, liberamente eletto, sta vendendo tutte le aziende pubbliche del trasporto, rilevate da FFSS (Treni Italia, credo) e altre, per raccimolare i milioni di euro necessari a consentirlgi di tentare di restare dentro il patto stabilità almeno quest'anno, cos' non perdendo contributi e finanziamenti. Intanto, chi pensa alla tredicesima delle centinaia di dipendenti comunali e delle partecipate? Naturalmente, nessuno deve preoccuparsi del natale dei figli degli imprenditori che vantano milioni di debiti con il comune, perché si sa, l'imprenditore mette in conto un rischio, quindi...
Dai che ce la fai, meglio una Tav per dieci anni che qualche azienda dei trasporti venduta?

Ma ritorniamo ad Alessandria, ormai dopo la dichiarazione dello stato di dissesto, il nuovo sindaco Proto Progressista, Maria Rita Rossa, del Pd, 
sta dicendo che tra un paio di mesi, ci saranno il fallimento di alcune aziende partecipate e poi come si pagano gli stipendi (delle centinaia di impiegati)?
Poverina, e pensare che in Lazio, solo per fare un nome, la sanità fa buchi di milioni di euro all'anno e tutto continua a marciare come sempre, tanto nessuno fallisce e paga pantalone (leggi debito pubblico).D'altra parte, se al Nord non vogliono un regime di Federalismo stretto e nemmeno largo, vuol dire che sono pronti a continuare a pagare i debiti del Sud e a tiirare la cinghia se li fanno loro. Bravi! Signora Rosso, perché preoccuparsi? Attenda le elezioni e poi, con il governo di Bersani i soldini arriveranno vedrà, abbia fede!

Dopo il sequestro dei beni dell'onorevole Maurizio Grassano nei mesi scorsi, ieri la Corte dei Conti si è pronunciata sul risarcimento che l'ex presidente del Consiglio comunale di Alessandria deve a Palazzo Rosso, per danno patrimoniale. Grassano è stato condannato a risarcire 760 mila euro.
Ma non è tutto. Infatti a maggio 2012 riprenderà il processo a carico di Grassano e dell'imprenditore novese Sergio Cavanna, condannati entrambi a fine marzo a 4 anni ciascuno per truffa al Comune. La sentenza faceva riferimento alle somme di denaro versate dall'Ente comunale come rimborso per le "assenze da lavoro" dell'onorevole, dirigente della ditta novese di Cavanna. Sarebbero responsabili di falso e tentata truffa. In tutta la vicenda, intanto, il Comune si è costituito parte civile con Roberto Calcagni.
 Dopo il sequestro dei beni dell'onorevoleMaurizio Grassano nei mesi scorsi, ieri la Corte dei Conti si è pronunciata sul risarcimento che l'ex presidente del Consiglio comunale di Alessandria deve a Palazzo Rosso, per danno patrimoniale. Grassano è stato condannato a risarcire 760 mila euro.

Ma non è tutto. Infatti a maggio 2012 riprenderà il processo a carico di Grassano e dell'imprenditore novese Sergio Cavanna, condannati entrambi a fine marzo a 4 anni ciascuno per truffa al Comune. La sentenza faceva riferimento alle somme di denaro versate dall'Ente comunale come rimborso per le "assenze da lavoro" dell'onorevole, dirigente della ditta novese di Cavanna. Sarebbero responsabili di falso e tentata truffa. In tutta la vicenda, intanto, il Comune si è costituito parte civile con Roberto Calcagni.




Piovono soldi sugli oratori campani

Anche la Re­gio­ne Cam­pa­nia si è unita al già nu­tri­to elenco delle am­mi­ni­stra­zio­ni pub­bli­che fi­nan­zia­tri­ci degli ora­to­ri. Due mi­lio­ni e mezzo è la cifra che ri­ce­ve­ran­no. Il Fatto Quo­ti­dia­no ha par­la­to di “mi­ra­co­lo” del­l’ar­ci­ve­sco­vo di Napoli Cre­scen­zio Sepe, de­fi­ni­to il “king maker della de­li­be­ra”. Una cifra co­mun­que in­fe­rio­re ai cinque mi­lio­ni di euro che il por­po­ra­to riuscì a por­ta­re a casa dalla so­cie­tà pub­bli­ca Arcus per il museo di Pro­pa­gan­da Fide, su­sci­tan­do le ire della Corte dei Conti.

Gli au­to­mo­bi­li­sti cam­pa­ni, so­prat­tut­to quelli non cat­to­li­ci, sap­pia­no che sa­ran­no loro a pagare i fondi per gli ora­to­ri. Come scrive Il Denaroil prov­ve­di­men­to sarà in­fat­ti fi­nan­zia­to con parte del­l’au­men­to del 10% del bollo auto.caldoro, sepe




La strana eguaglianza dell'Ex Ministro Giovanna Melandri e il Maxxi (fallimento).


Tra i numerosi concorsi avviati dal Ministero dei Beni Culturali, quando La Melandri ne è titolare, c’è anche quello per la realizzazione del Centro per le Arti Contemporanee a Roma (vinto dall’architetta anglo – irachena Zaha Hadid). La Fondazione MAXXI, da cui dipendono le attività del Centro, ha come partner principali e sponsor il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Lazio, Lottomatica, ANCE, Bloomberg. Per il funzionamento della struttura, dati di bilancio 2011, vengono spesi 9.606.628 euri, a fronte di ricavi per 8.895.790. Di questi ricavi, 1.959.043 sono contributi del Ministero dei Beni Culturali, 2.000.000 di Arcus società per lo sviluppo dell’arte della cultura e dello spettacolo a capitale interamente sottoscritto dal Ministero dell’Economia, 500.000 della Regione Lazio, 255.000 della regione Veneto, per un totale di 4.714.043 euri, che rappresentano il 53% degli introiti. Ergo, senza le generose iniezioni di denaro pubblico questa benemerita fondazione, che ha come scopo di “promuovere le espressioni della creatività di oggi in un Paese, come l’Italia, caratterizzato da secoli e secoli di primato nel campo artistico e architettonico.”, da sé sola non starebbe in piedi. Poco male, se opera a vantaggio di tutti.
Bene. È in questa cornice che si inscrive il fatto.
L’attuale Ministro dei beni Culturale, Lorenzo Ornaghi, propone l’ex ministro dei Beni Culturali, Giovanna Melandri, a Presidente della fondazione MAXXI, incidentalmente proprio nel momento in cui la Melandri potrebbe essere invitata dal partito a non presentare richiesta di deroga alla regola interna che prevede la non ricandidabilità per coloro che abbiano già fatto tre mandati/15 anni in parlamento. Melandri ne ha fatti 5, per complessivi 18 anni.
Ma, scusi, è vero che lei percepirà dei compensi?
Si difende la Melandri da chi critica l’opportunità della sua nomina, evidenziando come, nihil novi sub sole, il signor Giuliano Urbani, per esempio, altro ex ministro dei Beni culturali, sia stato chiamato a dirigere la Fondazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, oppure come il signor Antonio Marzano sia stato chiamato a presiedere il Cnel. Entrambi con ottimi risultati. Perché no la signora Melandri al MAXXI?
La laureata cum laude, che parla quattro lingue, che ha alle spalle cinque mandati, non si rende conto che l’ingiustizia che offende (non Gasparri ma i normali cittadini), non sta nella sua mancanza di merito, ma nel modo in cui avrà l’incarico. Per nomina, senza competitori. Un vulnus che non può essere cancellato dal plauso e dal riconoscimento, fossero pure unanimi, degli architetti, dei paesaggisti e di personalità come Sartogo. (a proposito, chi era costui?)
Ammesso che il MAXXI sia un bene per tutti e che la posizione di Presidente sia indispensabile a farlo funzionare, considerato che la posizione di Presidente del MAXXI è una posizione di evidente privilegio nel nostro contesto sociale, considerato che la fondazione spende per buona parte denaro pubblico, non viene in mente alla laureata cum laude che la posizione di Presidente deve essere contendibile, e contesa, e che non può essere graziosamente assegnata da un Ministro a un altro ex Ministro, sia pure fornito di un curriculum lungo così?
da mentecritica.

Una teoria della giustizia  è un saggio di filosofia politica ed etica del filosofo statunitense John Rawls.
Già il titolo suona accattivante: Una teoria … una come tante.
Sottinteso: perché sono tante le idee di giustizia che frullano nella mente degli uomini. E delle donne naturalmente. Perché qui parlerò incidentalmente di una donna. Non per la sua specificità di genere, ma per la sua appartenenza a un ceto, caratterizzato da una visione di giustizia molto di moda nel nostro paese e molto diversa da quella teorizzata da Rawls.
L’idea di giustizia di Rawls si basa su due principi, serialmente ordinati, tali per cui non si può passare al secondo senza aver rispettato il primo:
  1. Ogni persona ha diritto a uno schema di libertà fondamentali a condizione che lo stesso schema di libertà valga per tutti gli altri.
  2. Le ineguaglianze sociali ed economiche sono accettabili solo se il loro venir meno procurerebbe un danno ai meno avvantaggiati e se le posizioni cui sono collegate sono aperte a tutti.
Il concetto di giustizia rielaborato da Rawls è il superamento sia dell’egualitarismo comunista, sia dell’utilitarismo classico di Bentham e Mill. L’ingiustizia coincide con l’ineguaglianza solo se questa non va a beneficio di tutti. Il sistema è giusto se ogni persona trae beneficio dalle ineguaglianze; se la posizione di privilegio, connessa all’ineguaglianza, è scalabile da parte di chiunque.

Napolitano prende 240mila euro l’anno, il Presidente dell’Uruguay vive con 1200 euro

IL FAZIOSO 20 AGOSTO 2012 COMMENTI (1)
Napolitano incassa 240 mila euro l’anno, cioè 12 mila euro al mese di stipendio a cui va aggiunto che il suo ufficio al Quirinale ha una dotazione di 228 milioni l’anno, ossia più dei 112 dell’Eliseo e dei 43 di Buckingham Palace messi insieme. E non dimentichiamo la ricchissima pensione da ex parlamentare. Addirittura lo stipendio è cresciuto negli anni. Era di 215 mila euro nel 2006, al 2011 è di 239 mila euro. In cinque anni è lievitato dell’11,26%, perfino più della dotazione del Quirinale (salita dell’8,57% nello stesso periodo)
In Uruguay da due anni è presidente Mujica Cordano. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 1200 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un’istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese.Insomma tutti i fenomeni dell’anticasta vogliono interessarsi un po’ a Napolitano visto che lui e il Quirinale ci costano 10 volte più del Presidente tedesco.