Io so, so da molto tempo, e lo sa chiunque, meno chi dovrebbe.

Io so, lo so da tempo. Da quando per iniziare un semplice lavoro di apprendista
meccanico, era meglio essere iscritti a un sindacato e poi, a un partito. Lo so da quando si mostrava con l'arroganza e la sopraffazione spavalda, ostentata e mai dichiarata, quegli orribili, disgustosi personaggi, che con il loro passo tronfio, finto proletario, borghese e consumista, si vedeva arrivare gli uomini della nomenclatura, scendere dalle loro lussuose auto, entrare nella sede del sindacato, dove ti guardavano come si osserva un insetto, con la cornetta del telefono in mano, mentre discorrevano con altri loro pari, di questioni politiche, di pratiche legali e diritti dei lavoratori.
Poveri diritti dei lavoratori, se quelli come me, dovevano essere costretti dalla forza strangolante di un regime politico e sociale, a iscriversi a quel partito, a quel sindacato, a far blocco, divenire un numero nella massa e almeno contare su qualcosa. Un qualcosa che ti sarebbe stato dovuto senza bisogno di quello strangolamento politico e sociale, ma che invece, dovevi tuo malgrado, accettare per non essere rigettato, non considerato, finito in un nulla, dove solo il più forte, il più farabutto, il criminale più incallito, comandavano e comandano.
E costoro non si facevano certo mancare le conoscenze delle leggi: con quanto sussiego ed enfasi si riempivano e riempiono la bocca con l'articolo uno della Costituzione, rimarcando che tutti hanno diritto a un lavoro, ma che anche il lavoro è n dovere, un mezzo per essere liberi, come se la libertà non fosse già dentro di noi, e non un fine da raggiungere, anche lavorando dieci ore al giorno, fino a 70 anni, come ti vogliono far credere. 
Io so da molto tempo, che il posto dove vivo è asfissiato da una nomenclatura di fascisti rossi o neri, di personaggi della nomenclatura, che occupano ogni spazio di quella libertà in cui siamo nati. Dal più umile dei lavori, alle scuole, ospedali, amministrazioni pubbliche, ferrovie, consorzi, banche, industrie di stato e private: sempre vedete entrare e uscire quasi di nascosto, ad orari impensabili, queste stesse persone, le stesse che hanno permesso la creazione di migliaia di livelli di retribuzione, di fasce di assistenza, di livelli contributivi, di diritti nelle stesse posizioni di lavoro. 
Queste stesse persone, che carpendo e adulterando il rapporto di rappresentanza, strangolando le persone e impaurendole, lasciando intravvedere il deserto, la terra bruciata davanti e dietro di loro, hanno legittimato e giustificato la corresponsione di una paga di mille e duecento euro a un dipendente e di decine di migliaia a un banale funzionario o dirigente, o semplice consulente, che naturalmente è uno di loro, figlio, fratello, moglie o amante.
Io vedo da molto tempo queste stesse persone, che dopo essere state nei loro uffici, palazzi e torri, scendono nella sezione del partito locale, sedendosi sulle sedie di plastica, fingendo di essere uno  dei tanti e sventolando sempre la loro immacolata fede un tempo nell'ideologia fasulla e falsamente ostentata, oggi nascondendosi sempre dietro le ipocrite parole, ridotte a simulacri sanguinanti e tragici delle loro espressioni tronfie: progresso, crescita (economica e culturale), diritti sociali, lavoro. Come se progresso e crescita fossero due obiettivi da perseguire con delle pure azioni politiche, manovrando da dietro le scrivanie, e operando ora quello che là, nella sede fumosa della sezione, non era mai stato discusso.

Penso a quelle genti che in molte parti anche vicino a me, volessero costituire una piccola associazione di formazione, o una di amici e amiche, medici e infermieri, che volessero formare una associazione per operare nella sanità. Viene quasi da ridere solo al pensare che qualcuno sia così sciocco e privo di senso della realtà, per non rendersi conto che senza entrare in una macchina partitica (che significa localmente una nomenclatura di personaggi), una simile iniziativa sarebbe senza speranza. 
Si troverebbe a combattere contro un potere economico (cioè politico) stabilito dalla notte dei tempi, in cui alcune figure restano sempre dietro la porta, dietro la loro rispettabile scrivania di apprezzati professionisti e imprenditori, mentre altre figure, burattini intercambiabili del potere, si affastellano nelle posizioni che altri possono solo desiderare.
E quando sarete sconfitti e abbasserete gli occhi e chinerete la testa, allora sarete pronti per entrare dentro la macchina che altri hanno  costituito per voi, nella quale potrete prendervi il vostro stipendio, se vi va bene, mentre loro, gestiscono gli affitti dei locali dove si tengono le attività, comprano e vendono immobili, costituiscono imprese, società e associazioni che tutte, lavorano con gli appalti, concorsi e insomma, con i soldi pubblici, che loro stessi si attribuiscono, tramite i loro burattini e giullari.

Guardate come sarebbe finita una città della mia regione, se lo stato, tutti i poveri cristi diseredati, ai quali si dice che devono tirar la cinghia, non avessero fornito prestiti a prezzi stracciati, per decine di miliardi di euro, da rimborsarsi a tempo debito. E guardate quegli stessi funzionari che entrano ed escono dal loro ufficio per entrare in quello dell'amministrazione pubblica o di un consorzio o di una Asl, o della sezione del partito, o quanto resta da strizzare alla povera gente, portandosi a casa sempre la borsa piena di centinaia di migliaia di euro.
Io so, da molto tempo, e non ci sono prove, né occorre cercarne, dal momento che basta avere occhi e orecchie, leggere qualche giornale, vedere qualche programma televisivo, sono  già sufficienti per sapere. Ma non sono gli articoli di giornale o la Tv che mi interessano: sono le sopraffazioni quotidiane, la tracotanza, l'irremovibilità di quei soliti nomi, legati a quella cerchia politica, industriale e finanziaria, che quando puoi vederli di persona, vestiti con un paio di jeans e scarpe scamosciate, ti generano repulsa. Non è l'abito che li distingue ma la tracotanza, la finta partecipazione ai problemi, i propositi non mantenuti e non mantenibili, le vuote parole e i continui sproloqui e vaniloqui che usano lanciare attorno a loro.
Pensate a quel personaggio che la gente diceva non possedere nemmeno i soldi per comprarsi una camicia, finire sui giornali per storie di cene, viaggi e ristoranti. Ma non bastava guardarlo in faccia per capire? Occorre un processo per farsi una ragione di quali prodezze può essere capace un simile personaggio, tutto cripto fascista, rosso o nero che si voglia?
Si deve andare a prelevare i documenti nella sede di una banca, di una amministrazione e di altre associazioni, per capire che quelle stesse persone che gestiscono un comune sono anche quelle che si ritrovano dentro quella finanza, e viceversa. Che quegli stessi politici sono quelli che nominano, gestiscono e si tengono le mani pulite?

Io so, da molto tempo, e naturalmente non posso nutrire speranze per il futuro. Se quelle stesse persone che ora perdono il loro posto di lavoro avessero detto qualche anno fa: no, non va bene, non si deve vivere in un sistema ricco ma che uccide la libertà. Se quelle stesse persone che oggi chiamano i giornali e Tv perché facciano vedere quali sorti indecorose li attendono, avessero rifiutato di consigliare o prospettare investimenti  che loro stesse non avrebbero sottoscritto, ci sarebbe una speranza. E invece, silenzio fino a che i conti tornano, nella consueta tradizione delle popolazioni illiberali e antidemocratiche.

Non nella magistratura, né la chiesa o qualunque altra istituzione o entità potranno  cambiare le sorti di un popolo che non sa riconoscere il valore della libertà, vendendo un voto per trenta euro. E' la crisi, ma di chi e di cosa? Perché qualcuno dovrà spiegarlo cosa significa crisi.