L'Insurrezione che Viene, di Julien Coupat: ovvero, alla vigilia delle sommosse.

L'Insurrection qui vient est un essai politique publié en 2007 et rédigé par un « Comité invisible ».
Le texte est suivi d'une « Mise au point », publiée en 2009.

The Coming Insurrection is a French political tract that hypothesizes the "imminent collapse of capitalist culture".[1] It was written by The Invisible Committee, an anonymous group of contributors whom French police identify with the Tarnac Nine, and first published in 2007 by French company La Fabrique.
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Coming_Insurrection

L'insurrezione che viene
Traduzione a cura del Comitato Invisibile
http://www.livingeuropa.org/insurrezionecheviene.pdf


Non c'è un libro da tradurre, né una storia da raccontare...
(prefazione all'edizione italiana)
«Lo scandalo di questo libro è che tutto quello che vi figura è rigorosamente e
catastroficamente vero, e non cessa di avverarsi, ogni giorno di più». Queste le parole rilasciate il 25 maggio 2009, al quotidiano Le Monde, da Julien Coupat, rilasciato da lì a qualche giorno dopo una detenzione durata sei mesi, decisa sulla base di sospetti, e senza prova alcuna. Julien Coupat è accusato non tanto di essere il «capo» di una presunta «cellula terroristica», non tanto di aver sabotato le linee ferroviarie dell'alta velocità francese, quanto piuttosto di aver scritto

L'insurrezione che viene, il libro che avete tra le mani. E queste sue parole potrebbero riassumere il motivo per il quale abbiamo deciso di tradurlo: perché quel che dice è vero, e soprattutto, lo dice. Senzancompromessi di linguaggio e stile, senza promesse di comprensioni da raggiungere al termine di chissà quali interpretazioni, il Comitato Invisibile ha condensato nelle pagine che seguono una serie di esperienze sensibili a tutti, e da tutti immediatamente riconoscibili. L'insurrezione che viene non ha nulla a che vedere con i saggi di filosofia
politica piazzati in un qualsiasi irraggiungibile pantheon di un qualsiasi vuoto
dogmatismo: esso fa della vita e della realtà una questione, in primis, di riflessione e, conseguentemente, di azione. E lo fa con un atto, deliberato e tangibile, di riappropriazione della vita.