Guardia Finanza, ma chi poteva credere a un sistema di tangenti?

Ma chi l'avrebbe detto? La guardia di Finanza, che costa qualche miliardo di euro a tutti noi, è
piena di falle, di gente che ruba, che lascia intendere che si può accomodare una verifica o controllo e via di seguito. Certo, che un paese che vive sulla corruzione (se vediamo cosa mette in bocca a un suo personaggio, Michelangelo Antonioni in identificazione di una Donna, del 1982), possiamo pensare che le istituzioni non siano marce e putride almeno quanto tutte le altre compagini sociali? 
E, da ultimo, ma esiste veramente un margine netto tra istituzioni e società? Voglio dire, tra chi controlla e legifera e dirige e chi lavora e produce?
Possibile che non si scopra mai quel giro tremendo che coinvolge imprenditori, finanzieri, professionisti, e altri controllori e legiferanti? C'è veramente una barriera tra chi fa il giudice, chi l'avvocato e chi l'imprenditore o l'impiegato statale? (a parte le parentele che ovviamente ci sono tra questi strati sociali)?
Ai tempi della famigerata Loggia segreta P2, tutti i dirigenti del sistema del controllo sociale, Carabinieri, Polizia, finanza, erano tutti iscritti e questo la dice lunga su come si muovono le istituzioni.

Nessuno può tirarsi fuori e nessuno è estraneo al sistema corruttivo che cementa l'Italia. Con buna pace di quelli come Travaglio, che sono alla costante ricerca del buono, bello e virtuoso, fuori da ogni influenza e corruzione. Compreso il sistema della giustizia, una vera mostruosità creata ad arte per lasciare sostanzialmente impunito il sistema generale corruttivo...


“imprenditori disposti a pagare e militari, a tutti i livelli e senza soluzione di continuità, propensi a incassare. Da Emilio Spaziante, comandante in seconda del corpo arrestato per il Mose di Venezia, al suo successore, Vito Bardi(vicecomandante generale indagato per corruzione, ndr). E a confermarlo ai pm sono anche alcuni alti ufficiali della Finanza. L’indagine è ancora ”coperta”: agli atti non ci sono soltanto le testimonianze dei fratelli Pizzicato, che hanno raccontato di avere pagato Mendella 15mila euro al mese (poi diventati 30) per evitare che gli accertamenti avessero conseguenze. Altri, come loro, hanno deciso di parlare. All’esame c’è anche la posizione di Achille D’Avanzo, il proprietario degli immobili adibiti a caserme, che ogni mese incassava il massimo dei canoni. La struttura del sistema, del quale Bardi avrebbe fatto parte, emerge con chiarezza dal decreto di perquisizione a carico di Bardi firmato dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli”.