“I soldi sono andati al Pd. E io vi posso anche indicare chi è quel Compagno X che ha ritirato i quattrini.

Come all'epoca dell'inutile farsa di tangentopoli, dopo il famoso compagno G, oggi spunta il
famigerato ma ancora incognito compagno X. Tutto come da copione,,,, Naturalmente potrei dire anch'io che so chi ha preso i soldi del mose, ma tanto non ho prove, io so ma non ho le prove....

“I soldi sono andati al Pd. E io vi posso anche indicare chi è quel Compagno X che ha ritirato i quattrini perché so chi si occupava dei finanziamenti per il partito in quel periodo”. Così il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni si tira fuori dalla palude e scarica le responsabilità del finanziamento illecito sul Partito democratico. Che comunque non era già messo bene perché è accertato ormai che ilConsorzio venezia Nuova ha inondato di soldi il Pd così come ha finanziato Forza Italia.
Per quanto riguarda Orsoni era già chiaro che sarebbe stata questa la linea difensiva del sindaco. Nelle dichiarazioni spontanee davanti al Gip Scaramuzza, Orsoni infatti aveva chiarito che sia Baita che Mazzacurati avevano detto chiaramente di aver dato a Federico Sutto – dipendente del Consorzio – soldi “per Orsoni” e non “a Orsoni”. Poi è pur vero che Mazzacurati aveva aggiunto di aver pagato anche personalmente Orsoni, portandogli centinaia di migliaia di euro direttamente a casa.
La difesa di Orsoni, per quanto riguarda i soldi transitati dalle mani di Sutto si era basata sull’interpretazione di quella preposizione semplice. Quel “per” che non ha nulla a che vedere con “a”. Ebbene i soldi “per Orsoni” sono stati fisicamente incassati dal Compagno X che poi non è impossibile individuare in una persona che nel Pci prima, poi nei Ds e nel Pd si è sempre occupato di questo e cioè di tirare su soldi per il partito.
Scrive Maurizio Dianese sul Messaggero:
Si tratta di una persona che viene indicata anche da altri come collettore di tangenti. Il problema di Orsoni è che questo Compagno X non è detto che confermi di aver ricevuto il denaro. Potrebbe dire di non aver mai visto un centesimo oppure potrebbe confermare di averli presi. Intanto il sindaco nell’interrogatorio davanti ai pm è stato chiaro: io con quei soldi del Consorzio non c’entro, li ha presi l’incaricato del Pd e potrebbe anche averli usati in parte per la mia campagna elettorale.
Adesso la Procura dovrà fare i riscontri ed interrogare il diretto interessato. Anzi, ne deve interrogare due perché i soldi «per Orsoni» sono passati da Baita e Mazzacurati a Ferdinando Sutto, che era il postino, al Compagno X. Per ora Sutto, nonostante centinaia di pagine di verbali non ha detto nulla. Lui non sapeva nulla, riceveva e consegnava. Mister Bancomat, insomma. Consegnava le buste: «Presumo che ci fossero dentro dei soldi» – detta a verbale. Quanto, come, quando? «Non ho idea». Ecco, Sutto nega tutto e anche qualcosina più di tutto e comunque nega di aver dato soldi a Orsoni. Dice di aver avuto a che fare con il conto corrente ufficiale di Orsoni, ma non ha mai fatto «consegne» dirette di soldi. Negli interrogatori a Sutto vengono fatte decine e decine di domande su Giampietro Marchese, che potrebbe rispondere all’identikit del Compagno X. Marchese, dice Sutto «era il referente per quanto riguarda tutta l’area Ds e Pd dopo e i rapporti li tiene direttamente Mazzacurati». Sutto ammette di sapere che Mazzacurati dava soldi a Marchese. Alla domanda: «Lei lo pensa?» Sutto risponde «Io lo penso». «Lo pensa perché?» «Perché Marchese faceva politica».
E’ un dialogo alla Ionesco, con il pubblico ministero Paola Tonini che gioca come il gatto con il topo. Adesso, dopo l’interrogatorio del sindaco Orsoni, i pm Stefano Buccini, Stefano Ancillotto e Paola Tonini torneranno da Sutto e gli diranno: «Embè? Come la mettiamo con i finanziamenti ad Orsoni?» E si vedrà se Sutto continuerà a pattinare sul ghiaccio o se ammetterà che c’è stato passaggio di denaro «per Orsoni» ad un referente del Pd, forse lo stesso Giampietro Marchese. Subito dopo i pm dovranno sentire Marchese. Che cosa dirà il Compagno Marchese ai magistrati? Ecco, questo è il punto di domanda sul quale si gioca la vita pubblica di Giorgio Orsoni. Se gli va dritta gli resta sempre da difendersi dall’accusa di Mazzacurati: «Ho portato i soldi a Orsoni direttamente a casa sua».