Pd e Sel con Orsoni: "Ora avanti tutta". Inchiesta Mose, arresti eccellenti: in manette Chisso, Orsoni e Marchese Richiesta al Senato per Giancarlo Galan.

http://www.ilgazzettino.it/?sez=NORDEST&ssez=VENEZIA Trentacinque arresti, un
 centinaio di indagati e altrettante perquisizioni.
In manette, personaggi di spicco fra cui l'attuale assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia, Renato Chisso, di Favaro, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, il consigliere regionale Pd, Giampietro Marchese di Jesolo, il presidente del Coveco, una delle cooperative consorziate in Cvn,Franco Morbiolo di Cona, il generale in pensione Emilio Spaziante, casertano, fino al 4 settembre 2013 comandante in seconda della Guardia di Finanza e il vicentino Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore della Palladio Finanziaria spa, la holding diventata punto di riferimento della finanza dell'intero Nordest e nos solo, che ha recitato la parte del leone in partite finanziarie del calibro di Fonsai e Generali.
Richiesta di arresto anche per l'ex governatore del Veneto ed ex ministro all'Agricoltura e ai Beni culturali, ora senatore di Forza Italia, il padovano Giancarlo Galan, ma per poter procedere occorre il beneplacito dell'apposita Commissione di Palazzo Madama.

È il risultato finale di tre anni di indagini serrate svolte dagli investigatori in grigioverde veneziani che hanno raccolto prove schiaccianti e incontrovertibili di un vero e proprio sistema di corruzione e collusione fra politica, imprenditoria e finanza che gli stessi aderenti non hanno potuto fra altro che confermare, messi con le spalle al muro dalla mole di riscontri dettagliati raccolta.

Una guerra di resistenza quella combattuta dagli inquirenti costretti ad affrontare continue fughe di notizie e pesanti ingerenze, contro un "nemico" in grado di infiltrasi a tutti i livelli, anche all'interno delle forze dell'ordine, mettendo a libro paga un vicequestore della polizia di Stato, un generale della Guardia di Finanza ed ex appartenenti ai servizi segreti.

Il primo colpo al sistema viene inferto il 28 febbraio 2013 con l'arresto di Piergiorgio Baita, allora ai vertici della Mantovani il colosso padovano delle costruzioni, fra i soci pesanti di Cvn ora impegnato sul fronte di Expo 2015 con l'aggiudicazione di lavori er circa 65 milioni di euro. L'accusa, formulata dal pm Stefano Ancilotto, è associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscaleattraverso un giro vorticoso di fatture false tramite "cartiere" collocate per lo più all'estero. Con Baita finiscono in carcere Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Galan e ad di Adria Infrastrutture società della galassia Mantovani, il responsabile amministrativo di quest'ultimaNicola Buson e il console onorario di San Marino William Colombelli a capo della Bmc Broker, azienda di consulenza che dalle pendici del Titano garantiva a Baita un flusso ininterrotto di "uscite certificate" per attività mai svolte. Circa 20 milioni di euro la cifra calcolata per la maxi evasione.


A distanza di circa 4 mesi e mezzo arriva il secondo colpo al sistema. È il 12 luglio 2013 quando si capisce che in laguna nulla sarà come prima. L'arresto di Giovanni Mazzacurati, sconvolge insieme all'opinione pubblica, equilibri che sembravano eterni. Il creatore del Mose si era dimesso dalla carica di presidente di Cvn appena da due settimane, mettendo fine a un trentennio di assoluto dominio, dentro e fuori il Consorzio. Il sostituto procuratore Paola Tonini, che lo definisce "il grande burattinaio" gli contesta la turbativa d'asta per un appalto riguardante dei lavori nell'area portuale. E anche in questo caso spuntano fatture false e bustarelle. A 81 anni finisce ai domiciliari l'uomo che aveva condizionato la politica e l'economia veneziana e veneta. Stessa misura cautelare per Pio Savioli e Federico Sutto, nell'ordine consigliere e dipendente di Cvn, i responsabili della Cooperativa San Martino di Chioggia, Roberto Boscolo Anzoletti, Mario Boscolo Bacheto e Stefano Boscolo Bacheto e un altro chioggiotto Gianfranco Boscolo Contadin della Nuova Coedmar.

Due inchieste un unico filone, alla ricerca dei fondi neri milionari creati truccando le gare e facendo lievitare i costi non solo del Mose ma anche delle opere connesse alla salvaguardia di Venezia e finanziate con la Legge speciale. Soldi depositati su conti criptati e affidati alla "discrezione" di istituti bancari con sede nei paradisi fiscali. Già un anno fa la domanda, retorica, che si erano posti gli inquirenti era: a cosa serviva tutto quel denaro fantasma? La risposta era contenuta nella ponderosa relazione trasmessa dal pm al gip, costellata da numerosi omissis motivati da esigenze investigative, dietro i quali si nascondevano nomi cosiddetti eccellenti di corruttori e corrotti. All'alba di oggi, a due giorni dalla festa della Repubblica, il crollo definitivo del sistema.

Io invece a differenza dell'articolista di professione sopra scrivente, aggiungo che tutto finirà in qualche fuoco d'artificio, con qualche botto ma che in definitiva lascerà le cose e il sistema esattamente aal loro posto. Sapete perché?
Perché non è l'azione della giustizia che può cambiare il cambiamento di un sistema corruttivo, vero collante dell'Italia. Non può e non può esserlo, anche perché il sistema della giustizia è dentro il sistema Paese, ob torto collo, e non può chiamarsi fuori, anche volendo.

Quindi, con buona pace dei Travaglio, tutto ritornerà come prima, e tra un anno soppierà la prossima bolla corruttiva, con dentro imprenditori, politici, figure intermedie, tenute al confine tra politica e imprenditoria, professionisti, e insomma, di tutto e di più.

Aggiorno ad oggi, 13 giugno-

Orsoni, proprio ieri, ha patteggiato e ha tenuto una conferenza stampa dove annuncia che continuerà a fare il sindaco di Venezia, scaricando il Pd, che l'aveva ipocritamente scaricato.
E' però vero che l'elezione di Orsoni si è anche basata su qualcosa di truffaldino (naturalmente lui non sapeva...). vale a dire su proibabili fondi neri destinati a sostenere la sua elezione. In altre parole, una elezione dove un partecipante ha giocato con carte truccate. Inolotre, se ha partecipato, avrà dunque riconosciuto di aver commesso qualche cosa di non pulito, no?

E comunque, ancora ad oggi, non sono venute fuori le vere teste della manovra corruttiva, che a mio avviso oltre che nel Pdl vanno ricercati anche tra imprenditori, professionisti, istituzioni del controllo e in quel Pd, e le sue coopperative, sempre al centro della vita economica del paese.