Pronti a togliere via i soldi, entro tre mesi prelievo forzoso sui conti correnti del 1%

La manovrina a Ottobre si farà. Questa è la notizia che possiamo dare ai nostri lettori e sarà di 20 miliardi di euro, per metà con prelievo forzoso nottetempo dai conti correnti italici, tra lo 0,9 e 1,2%, compreso i conti postali ed esclusi i bot.  Avevamo già detto di tenersi pronti allo scippo dei soldi e adesso siamo vicini.
Ecco lo scenario di Ottobre: il governo inizia a rispondere che si farà la manovra ma con soli risparmi di spesa e vendita di qualche immobile a breve. L'Europa intanto ordinerà il rispetto dei patti di rientro dal
debito, che impone una manovra di minimo 20 miliardi. Renzi farà la voce grossa e i giornali del coro e delle tv lo appoggeranno, fingendo che sia un martire, il baluardo contro l'aggressione germanica all'Italia.
Di fatto si tirerà in lungo fino al possibile e poi, visto che la spending review non ha portato a nulla e lo sapevamo, nessun licenziamento, nemmeno per la vicenda Alitalia, ormai insostenibile a meno di un esproprio della Cassa depositi delle Poste (soldi dei risparmiatori), si dovrà ricorrere a nuove entrate.
Ecco le misure: aumento canone rai, aumento sigarette e tassa sul fumo digitale, aumento sui concorsi e lotterie, tasse varie di bollo e concessioni, aumento anche della benzina, e infine, il prelievo dai conti correnti postali e bancari del 1% complessivo, rastrellando sette o otto miliardi in una nottata.
Chiaro che Napolitano sarà costretto a nominare un nuovo governo, con una compagine a tre: Pd, FI e partitini di centro e destra varia, prima di andare a elezioni nel 2016, se ci riesce.
Intanto il nodo fondamentale cioè il rapporto tra cittadini e lo stato, e la spesa in stipendi pubblici esorbitante e improduttiva non sarà toccata nuovamente, pena la perdita dei consensi elettorali. Difatti, chi voterebbe per il Pd se questi non disponesse come FI di milioni di persone che vivono di stipendi pubblici e pezze varie, tutelati ad oltranza, a partire dai dipendenti dei centri per l'impiego?


Che le cose non stiano andando bene lo si capisce dall’intervista di ieri del premier Matteo Renzi a La7, dove ha ammesso che sarà difficile centrare l’obiettivo di crescita del governo dello 0,8% per quest’anno. Tuttavia, il premier ha aggiunto che una crescita dello 0,4%, 0,8% o dell’1,5% sarebbe indifferente, perché nulla cambierebbe nella vita ordinaria delle persone. Se a fare la battuta non fosse il capo di un governo, ci sarebbe da ridere. Difficile immaginare che per un’economia, il cui pil è del 9% più basso di quello del 2007 e che presenta una disoccupazione prossima al 13%, una crescita zero o una dell’1,5% sia uguale.
Comunque sia, si è trattato della prima ammissione del premier, seguita all’ennesima smentita (tutti “gufi”?) anche da parte del Fondo Monetario Internazionale, che ha stimato la crescita italiana a non più dello 0,3%. Per Bankitalia e Confindustria non andremo oltre lo 0,2%. Anche l’Istat avverte che la ripresa potrebbe non esserci stata nemmeno nel secondo trimestre.
Crescita giù, conti pubblici a rischio. Ormai non esiste un serio analista che non preveda la necessità di una manovra correttiva a settembre. Per JP Morgan e Mediobanca sarà nell’ordine di 20 miliardi di euro, che è anche la stessa cifra di cui si parla a porte chiuse nel PD, il partito del presidente del consiglio. Una stangata, insomma, tanto che si vocifera che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, stia pensando a un prelievo sugli assegni pensionistici oltre i 3 mila euro all’anno. Peccato che non si è riusciti ad oggi a toccare le tasche dei pensionati d’oro, ossia di quanti percepiscono assegni mensili spropositati, rispetto ai contributi versati.