Si avvicina il momento decisivo per Renzi e il Belpaese: entro fine 2014.

Stiamo muovendoci a passi lenti ma inesorabili sul precipizio finanziario, economico e sociale e sono in molti
che già sanno. Cosa succederà entro Novembre, massimo Dicembre 2014, salvo proroghe in extremis o rimaneggiamenti dei patti UE?
Ecco le mosse che Renzi e  Berlusconi, con l'assenso di Giorgio Napolitano, stanno per mettere in atto.

Primo: un continuo battage di Renzi, volto a sfoggiare i muscoli contro la Merkel, e a questo siamo abituati e abbiamo già visto le risatine indirizzate a Renzi in occasione dell'imposizione del ministro Mogherini, non gradito ai papabili europei. Quindi si tratta solo di sfoggio di muscoli per incantare il popolino italico, insomma un suonare di piffero, cui si accoderanno i vari emissari del Berlusconi, in primis Paolo Romani. Si sfoggerà la bandiera del rispetto (sic) del 3% di deficit (capite, che significa che con la febbre a 39,7, il dottore rassicura dicendo che comunque non siamo ancora a 40 gradi!) e che si appronteranno misure per il rientro del debito con il rilancio dell'economia (una sorta di prendi due e paghi uno, a cui nessuno può credere, tranne gli economisti di area governativa e quindi quasi tutti).

Secondo: l'aumento delle accise, delle sigarette, della benzina, e insomma di tutto quello che si può aumentare, compresa l'aliquota IVA al 23% è già stato fatto e mentre sul piano delle spese per la macchina burocratica non si è fatto nulla fino ad ora e niente si farà nemmeno per il 2015, l'unico margine di manovra per qualsiasi governo in queste condizioni economiche e finanziarie non resta che la raschiatura dei risparmi italici: si i tanto decantati risparmi italici, vanto nazionale. 

Si parla di un taglio patrimoniale che escluderebbe i titoli di stato ma ci sono dubbi sulla validità di una simile discriminazione del risparmio (tutelato dalla costituzione in ogni sua forma), e comunque, se si farà solo su depositi postali e bancari, dovrà essere assai più elevato, e si parla del 2, fino al 4 per cento.

A questo punto si libererebbero attorno ai 10 miliarducci di euro, che il Renzi impiegherà per tacitare l'UE ma senza risolvere il nodo del debito pubblico che toccherà a fine anno il nuovo record, né a rilanciare il lavoro e l'economia, che sappiamo non può essere basato su politiche Keynesiane, vale a dire con l'assunzione di impieghi e il finanziamento di lavori pubblici, che sappiamo come finirebbero con quei marpioni di cooperative e imprenditori di allevamento e scuderia.

Il punto centrale è la situazione insostenibile del debito italiano, che si è mantenuto in bilico per questi due anni di bonaccia dei mercati finanziari, ma ora la tregua sta finendo ed 
i conti li ha fatti Zingales sul “Sole 24 ore” del 27 luglio scorso (quando ancora si sperava in un tasso di crescita allo 0,3% e non al -0,2%, come poi è stato) : “Con un tasso di interesse reale al 3,6% ed un tasso di crescita allo 0,3%, abbiamo bisogno di un avanzo primario del 4,5% solo per non far crescere il rapporto debito Pil… Oggi il surplus primario è solo al 2,6%. Questi semplici calcoli ci dicono non solo che non saremo mai in grado di soddisfare il fiscal compact, ma anche che la situazione del nostro debito pubblico è insostenibile a meno di una significativa ripresa dell’inflazione”. E, infatti, l’inflazione è sempre stata il maggiore alleato dei paesi debitori, ma questo presuppone la sovranità monetaria del debitore, cosa che l’Euro ci ha tolto. Il problema è che, mentre gli italiani hanno capitalizzato i loro risparmi in beni reali (essenzialmente immobili), i tedeschi li hanno impiegati per l’acquisto di titoli finanziari prevalentemente in Euro. Per cui, un’inflazione al 3% sarebbe una grande boccata di ossigeno per i paesi indebitati come Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, ma, alle orecchie dei tedeschi, suonerebbe come una tassa patrimoniale di pari importo sui titoli. E siccome la moneta comune non è mai la “moneta di tutti”, ma sempre e solo del più forte, questo non si può fare. Per i tedeschi la soluzione sta nella spoliazione dei paesi debitori, del loro patrimonio pubblico (aziende, immobili, riserva aurea, Cdp ecc.) e di quello privato (risparmi, proprietà immobiliari e, fosse per loro, anche vendita dei figli al mercato degli schiavi). Per fare questo, occorre azionare con la massima decisione la leva fiscale (ovviamente al rialzo) e svendere subito il patrimonio pubblico, entrambe cose che Monti aveva iniziato a fare con grande sollievo della platea “europea” (e sapete cosa intendo per “Europa”). Ovviamente, dopo una cura del genere un paese entra in una fase di estrema decadenza economica per interi decenni, ma questo non interessa all’”Europa”. Per i tedeschi, i partner europei sono solo sgabelli su cui arrampicarsi per reggere la sfida della globalizzazione.
Renzi non sta dando le risposte attese e si sta limitando a giocare al “piccolo leader”, cosa sommamente irritante. Per la verità, l’“Europa” non ha soluzioni politiche di ricambio: la destra berlusconiana l’ha già cacciata una volta ed è decotta, il centro non esiste e nel Pd non c’è nessuno che possa dare il cambio al fiorentino. Ed allora che si fa? Si commissaria l’Italia. Si fa governare il paese dalla troika (Ue-Fmi-Commissione Europea).
Ma, mi si dirà, la troika interviene solo su richiesta dei paesi che sono a rischio default. Certo, ma dove è il problema? L’Italia richiederà l’intervento della Troika. Non vuole farlo? Allora si procederà con un nuovo “assedio dello spread”: quando, come nel novembre 2011 (quando c’era da cacciare Berlusconi) lo spread risalirà oltre i 500-600 punti, gli italiani, soprattutto grazie al loro ineffabile Capo dello Stato, faranno quello che devono fare e si troverà il Monti di turno che faccia il lacchè della troika.
A preparare il terreno ci sta già pensando Scalfari (che non è una voce qualsiasi ma LA voce di “Repubblica”) che ha già scritto che sarebbe tanto meglio se il paese fosse governato dalla troika, tanto più che ora essa non sarebbe più l’arcigna custode dell’austerità, ma si sarebbe convertita ad una linea espansionista. Una frase buttata là, quasi come uno sfogo irrealizzabile, una boutade. E, invece, è esattamente quello che si sta preparando e a cui Scalfari sta spianando la strada, con la ben nota tecnica “repubblicana” delle idee insinuate prima che enunciate.
E Renzi cosa può fare? Il “bersagliere del nulla” ha solo due scelte davanti: o fa quello che la Bce gli dice, alla lettera e senza capricci, oppure fa saltare il tavolo. Cosa intendo per “far saltare il tavolo”? Giocare la carta del “ricatto del debitore”: “io vado in default, ma dietro di me se ne vengono molti altri, comprese le banche tedesche: poi l’Euro salta e siamo tutti seduti per terra; oppure ristrutturiamo il debito senza ricatti, iniziamo a negoziare una uscita dall’Euro, rivediamo tutti i patti.

La conclusione sarà inevitabile: Renzi dovrà sbaraccare e andare alle elezioni, dove probabilmente vincerà con un risultato non superiore al 30% mentre il M5s e la Lega faranno il pieno, toccando in due probabilmente la vetta del 35%. Diversamente, cioè facendo orecchi da mercanti, cercheranno di vivacchiare sulla base di un accordo segreto e in carenza di legittimità, con i sondaggi elettorali che registreranno la colata a picco della compagine filo governativa.
L'unica alternativa sarebbe iniziare a liberarsi dei rami secchi, come per l'Alitalia, delle Poste, di tutta la baracca delle municipalizzate, dei consorzi e cooperative che vivono di lauti stipendi pubblici e forniscono servizi spesso fasulli o insufficienti, nonché iniziare a disinnescare la macchina della cinghia di trasmissione, quei noti uffici patronali, la macchina sindacale, riducendola a una giusta rappresentanza di interessi volta volta di questi o quei lavoratori di questa o quella azienda o ente pubblico. 
Privatizzare il rapporto di pubblico impiego, rendendolo meno stabile e immutabile.
E questo deve essere fatto con effetti immediati, vale a dire entro i primi mesi del prossimo anno, non con sbaraccamenti pilotati e con paracaduti aperti. Solo l'introduzione di un reddito di sopravvivenza la macchina Renzi potrà garantirsi un elettorato favorevole: diversamente i delusi e sbaraccati affluiranno tra le fila dei grillini, del Vendola e magari di una rinata destra sociale. Al momento fingiamo di credere che il gradimento di Renzi sia al 60%, non è difficile prevedere che a inizio 2015 sarà sotto il 50%.

Ma c'è forse qualcuno che crede a un simile inizio di 2015? Si, dico, oltre a Renzi, al Berlusca e Paolo Romani, e al presidente Napolitano, che a breve per motivi di salute dovrà lasciare?