Aste e vendite quadri in TV, attenti alle fregature sui soliti nomi.

Come avete notato tutti, da decenni in televisine si svolgono aste e vendite di quadri, in genere arte
moderna e contemporanea, con una cernita di pochi nomi, che vengono presentati fino al parossismo e anche oltre, posti in vendita a prezzi da capogiro, che solo in base alla sorte, potranno poi assumere un valore corrispondente in un fututo (lontano).
Penso al gruppo degli Otto della pop art italica, con la star o superstar, Mario Schifano, che al momento della sua dipartiuta dalla vita, ad inizio 1998, quando dovevo incontrarlo e anche Sgarbi voleva vederlo, credo fosse già d'accordo per fissare un incontro, ha lasciato qualcosa come 6000 pezzi che definire tutti OPERE, si deve veramente fare un grande ricorso alla fantasia.
Sappiamo che nella sua lunga e variegata carriera, Schifano, che nel 1960 aveva ben conosciuto il gruppo di Warhol, anzichè restare in America, se ne trona subito a casa e inizierà la sua carriera di artista multimediale, con una serie impressionante di vertici e cadute, di colpi di genio e serie del tutto prive di significato artistico, tanto più che Schifano si ferma alla Televisione, senza capire che a partire dai Novanta, la   vera rivoluzione sociale e anche creativa era fatta con i computers e con il nascente Web 2.0, 
Quando incontrai Warhol pochi mesi prima della sua inattesa dipartita (anche e sopratutto a causa della sua ostinazione nel ritardare un intervento per una banale complicazione prostatica, che non voleva fare sotto anestesia generale, al punto da giungere di urgenza in supurazione tissutale, e morire per le conseguenze dell'intervento su un fisico debilitato), mi disse che a parte la roba che aveva distrutto o riutilizzato in altri modi, realmente al mondo esistono non più di 5000 pezzi, compresi i seriali, per un valore complessivo di circa 600 milioni di dollari (oggi circa un miliardo e passa).
Se consideriamo cosa poteva fare Schifano se fosse restato negli usa; certamented avrebbe quotazioni almeno doppie in confronto a quelle attuali, a mio avviso, proposto a prezzi veramente esorbitanti, che solo in un lontano futuro, consentiranno un incremento sensibile di valore (anche tenuto conto che l'autore è ascomparso quasi da venti anni!).
Inoltre, considerate che almeno fino a tutti gli ottanta, chiunque poteva presentarsi a casa di Warhol e comprare direttamente un quadro o un multiplo o una lastra o qualsiasi altra roba avesse sotto mano, senza intermediari e con un fisco americano certamente tre volte meno rapace di quello europeo e italico.
Di Schifano, credo che solo una società ha rilevato il lascito ereditario, comprendente almeno 4500 pezzi, di varia natura e dimensione, il cui valore complessivo difficilmente può superare il quinto del valore attuale di Warhol. Insomma, chi compra un 50x70 di Schifano se lo paga più di un terzo di un multiplo fino a 150 tirature di Warhol, non farà un acquisto ragionevole.

Ai posteri la sentenza definitiva ma quanto volevo dire, l'ho detto.
Poi, ci sono almeno 400 nomi che riguardano la pittura contemporanea ad alto livello di considerazione artistica e/o di mercato e se pensate che di questi, solo una cinquantina sono agevolmente acquisibili in Italia, per gli altri occorre mettersi in moto e andare a reperirli, oppure affidarsi a mercanti internazionali (buoni quelli!), che vi incrementeranno il prezzo del 50% per fare la loro cresta.
Se poi si considera che almeno la metà di questi 400 nomi, sono attualmente super valorizzati e considerati, occorrerà discriminarli e rivolgersi a quelli meno sfruttati e battuti. 
Pensiamo ad esempio a Enrico Castellani, i cui proidotti sono altamente apprezzati, passato dall'iniziale figurazione giovanile, all'attuale astrattismo e informale o meglio concettuale e spaziale, i cui lavori sono a mio avviso validi ma nettamente ipervalutati. Meglio allora rivolgersi a un pittore comne il figlio del critico letterario Enzo Siciliano (aNCHE BIOGRAFO DI pASOLINI), Bernardo Siciliano, che dal suo studio di New York, sta aprendosi spazi sempre più visibili e ampi, unendo buona pittura figurativa a elementi tipici della pittura statunitense e metropolitana.
Piuttosto che spendere 10mila euro per Castellani, meglio 2000 dollari per Siciliano: al solito, prendete i bagagli e ve lo andate a prendere, senza intermediari.

Non parliamo poi di tappeti: se avete tempo e qualche soldo, prendete un aereo, andate a farvi un giretto in quel di Medio Oriente, e ci sono posti molto sicuri almeno per i turisti e potrete con un mille dollari, portarvi a casa dei manufatti colorati con colori naturali, agli estratti essiccati di pianti, bacche e radici, a prezzi che in negozio li pagate almeno tre ma meglio, quattro volte tanto. Con la metà del prezzo che spenderete, vi prendete dei validi manufatti di vostra scelta e vi fate anche una settimanetta di vacanza!
Altrimenti potete volare verso un outlet londinese, dove vi potrete sbizzarrire a comprare di tutto e di più a prezzi veramente da urlo.





«Vendeva quadri falsi in tv»: in cella Corbelli

Sospetti su migliaia di opere offerte dall' emittente del presidente del Napoli. Agli arresti la figlia del pittore Cascella. " Quanti soldi, questa e' una gallina dalle uova d' oro ". Un impero fra arte, sport e finanza Il primo affare una galleria a Brescia

BARI - Le televendite del network Telemarket-Elefante Tv avevano fatto grande il piccolo impero di Giorgio Corbelli. Le televendite, soprattutto le litografie di Michele Cascella, uno dei più apprezzati maestri di arte contemporanea, hanno fatto finire in manette Corbelli. Dopo la morte di Cascella (nell' 89, a 90 anni) Telemarket, che ha la sede principale a Brescia e un' altra a Casamassima, in provincia di Bari, ha piazzato ai teleacquirenti quasi 30 mila litografie, offerte dagli schermi tv 24 ore su 24, per 365 giorni all' anno. Prezzo, con pagamento anche rateale, 620 euro, per un affare complessivo di 18 milioni di euro (35 miliardi di lire). Con i Cascella, anche litografie di Giorgio De Chirico, Giovanni F. Gonzaga e olii di Schifano, Treccani e Caffè. «Tutti falsi», sostiene il pm Roberto Rossi della Procura di Bari nella sua richiesta di arresto, firmata dal gip Giuseppe De Benedictis, nei confronti dello stesso Corbelli (in carcere a Roma, sarà interrogato in questi giorni) e di altre otto persone, tra le quali anche la figlia dell' artista abruzzese, Anna, 72 anni, che dall' affare avrebbe ricavato gli spiccioli, 300 mila euro, e che ora è agli arresti domiciliari. I «falsi», dice l' accusa, attraverso la tv e complessi giri contabili hanno ingannato migliaia di persone. E così, per associazione a delinquere, ricettazione, truffa, falsificazione e riciclaggio, insieme a Giorgio Corbelli («Sono estraneo alle accusa», ha detto al suo avvocato) sono finiti in carcere Pierpaolo Cimatti, definito dal pm «stratega e promotore insieme a Corbelli dell' organizzazione criminale»; Giorgio Gnudi, riminese, 47 anni, e Maria Casarin, 53, friulana, responsabile della sede barese della tv, ritenuti i riciclatori dei proventi illeciti, e Jan Arnoud Booy, olandese di 31 anni, anch' egli partecipe dell' attività di riciclaggio. Agli arresti domiciliari anche Emanuele Ceglie, 55 anni, barese, considerato un «tramite» come Booy. Latitanti sono invece Werter Corbelli, 45 anni, cugino di Giorgio, ritenuto una delle menti della presunta associazione a delinquere, attraverso una serie di società con sede a San Marino, e Paolo Poli, stampatore di Pesaro, per i magistrati il falsificatore materiale delle opere vendute da Telemarket. Tutti gli indagati si dicono estranei alla vicenda e respingono le accuse. Le indagini, durate due anni, sono partite da alcuni controlli nella sede barese di Telemarket, e attraverso intercettazioni telefoniche, «incroci» di fatturazioni vere e false, interrogatori e rogatorie internazionali con la Repubblica di San Marino, avrebbero appurato un' alluvionale produzione «autonoma» delle opere di Cascella, dopo la morte dell' artista. Opere «autenticate» dalla figlia Anna e poi vendute alle società sanmarinesi di Pierpaolo Cimatti, che a loro volta le vendevano a Telemarket. Cascella, un mese prima di morire, aveva firmato un contratto con Cimatti, al quale riconosceva l' esclusiva per la commercializzazione delle sue opere. Ma già cinque mesi prima di quella firma, il maestro era stato dichiarato incapace di intendere e di volere. E poi, sostengono i magistrati, non è possibile che Telemarket acquistasse più «Cascella» di quelli che risultavano nei magazzini delle società di Cimatti. Gli affari, che fino a ieri andavano a gonfie vele anche per Telemarket e le altre società in cui Corbelli ha il controllo, come la «Finarte», dopo gli arresti hanno subìto un brusco stop: in Borsa il titolo Finarte è stato sospeso e alla fine ha perso più del 5 per cento. Apprensione anche per il Napoli Calcio, che con questa inchiesta non c' entra, ma il cui acquisto da parte di Corbelli sembra essere stato possibile proprio grazie ai «vertiginosi ricavi» di Telemarket. Cimatti avrebbe poi «ideato e pianificato» l' acquisto della squadra, riuscendo a coinvolgere nelle società sue e di Corbelli anche la Banca di San Marino, per una quota di 50 miliardi di lire (oltre 25 milioni di euro). Nello Stato del Titano sarebbero state molte le coperture, anche giudiziarie, che avrebbero agevolato Corbelli e Cimatti. E infatti anche lì è stata aperta un' inchiesta. Carlo Vulpio l' indagine LE TAPPE TELE «SOSPETTE» PRIMI ARRESTI NUOVI SVILUPPI L' inchiesta del pm Rossi (nella foto) parte nel novembre ' 99: nella sede di Bari di Telemarket 2 vengono trovate tele «sospette» La prima fase dell' inchiesta si chiude nel giugno 2000 con l' arresto di 12 persone e il sequestro di seimila opere grafiche Ieri sono stati emessi altri 9 ordini di custodia cautelare, fra cui quello di Giorgio Corbelli. Sequestrati Telemarket e Telemarket 2, più 15 show-room LE INTERCETTAZIONI «Quanti soldi, questa è una gallina dalle uova d' oro» Ecco alcuni stralci delle conversazioni intercettate dalla Procura tra Giorgio Corbelli, Pierpaolo Cimatti, i loro avvocati e collaboratori. TELEMARKET - In un' intercettazione del 19 ottobre 2000 tra Antonio Vecchione (rappresentante degli obbligazionisti della Telemarket, non indagato) e Pierpaolo Cimatti Telemarket viene definita, per gli enormi introiti conseguiti, «la gallina dalla uova d' oro». Vecchione dice: «E noi vogliamo ammazzare la gallina dalle uova d' oro?». E Cimatti: «Non...». Vecchione insiste: «Stiamo ammazzando la gallina dalle uova d' oro». Cimatti: «Non hai capito che se vogliamo fare funzionare quella, l' unico che sa farla funzionare...». Vecchione: «Sì». Cimatti: «Capito?». Vecchione: «Sì, sì, sì. Quando ci vuole ci vuole, sì, caro, però la gallina dalle uova d' oro la stiamo strozzando...». GLI OLII - Il 28 ottobre 2000 Corbelli dice al telefono a Cimatti: «Tutti i pittori che abbiamo, le carte non le devono fare, perché a Telemarket nessuno le vende. Le ho tutte sui coglioni, di tutti gli artisti. Facciano oli». Cimatti: «Va bene, non è un problema». CASCELLA - In un' intercettazione del 30 ottobre 2000 si parla della produzione dei «simil Cascella». Corbelli: «Sbrighiamoci con la grafica di Gonzaga. Il maestro ha già 80 anni...». Cimatti: «Sì, sì, stiamo partendo». Corbelli: «Sbrighiamoci perché l' effetto è lo stesso di Cascella». L' ATTIVITA' GIUDIZIALE - Il pm di Bari Roberto Rossi sostiene che nel corso delle indagini ci sono state attività extra giudiziali per rallentare o a annullare l' attività dell' autorità giudiziaria sammarinese. Ecco stralci della conversazione sul telefono di Cimatti tra gli avvocati Berti e Fausto Baldi (legali del gruppo) il 17 ottobre 2000. Baldi: «Senti, mi diceva Pierpaolo che forse hai qualche perplessità a produrla, quella decisione». Berti: «Più che non riuscire a produrla, ho dei dubbi sull' opportunità, perché so che Fazzini (Commissario della Legge a San Marino, ndr) ha fatto un tentativo di sollecitare Nobili (Giudice delle Appellazioni della Repubblica Di San Marino, ndr) ad accelerare i tempi della decisione». Baldi: «Chi è che ha fatto il tentativo?». Berti: «Fazzini. Il commissario Fazzini, quello che poi ha redatto... Ho intuito, dalle sue parole, che o Nobili oppure il Magistrato dirigente, non so chi dei due, gli ha risposto picche e forse hanno anche questionato un pochettino sull' argomento». IL NAPOLI - In una conversazione del 2 novembre 2000 tra l' avvocato Crippa, un altro legale del gruppo, e Cimatti, emerge che quest' ultimo ha censurato Corbelli per il comportamento del legale di Telemarket. Cimatti: «Appena ho sentito Corbelli, dico: caro Corbelli, lei è un presidente di merda ed ha un avvocato che è tre volte più merda di te. Se tu devi avere un avvocato così, benissimo, decidilo, il prossimo consiglio di amministrazione io lo metto in ballo». E ancora Cimatti: «Tu non hai capito niente, invece di pensare al Napoli di merda, che anche quello è un nostro interesse sicuramente, ma prima le cose non vanno dimenticate". Gli ho fatto un mazzo ed ho buttato giù...». Crippa: «Eh, ma probabilmente ha funzionato eh! Ha funzionato...». C. Vul. IL RITRATTO Un impero fra arte, sport e finanza Il primo affare una galleria a Brescia Il diploma di geometra, le passeggiate a Rimini, poi la conquista di un network nazionale NAPOLI - Valla a trovare la soluzione, adesso che il cielo è un cruciverba intagliato fra le grate d' una cella. Dovresti sapere incastrare il destino in una definizione di poche lettere. Ma questa è un' arte che nemmeno Giorgio Corbelli conosce. Perché masticare bene l' enigmistica degli affari, con i suoi incroci di sigle, bilanci e partecipazioni, non assicura salvacondotti quando la vita inciampa e ti ritrovi dietro le sbarre come una Vanna Marchi qualunque. Accusato di vendere quadri falsi, invece che creme miracolose, agli angoli delle strade televisive. Eppure, fino a ieri, l' intarsio funzionava alla perfezione: qua l' arte, qui la tv e, accanto, lo sport e la finanza a tessere la rete di un impero valutato 258 milioni di euro o poco più. Senza contare il plusvalore della celebrità, conquistata ficcando le mani in quel guazzabuglio di debiti e rendiconti misteriosi che era (e, probabilmente, è ancora) il Calcio Napoli, di cui Corbelli oggi è presidente con l' 80% delle azioni (l' altro 20% è dell' imprenditore alberghiero Salvatore Naldi), acquistate versando circa 100 milioni di euro nelle mani di Corrado Ferlaino, per trent' anni dominus delle sorti azzurre. Gli avessero snocciolato queste cifre quando aveva in tasca soltanto un diploma di geometra, e bighellonava sul lungomare di Rimini osservando incantato le piccole aste per turisti, non avrebbe fatto una piega. Scaltro, determinato e tenace come il padre, capace di mettere su una piccola impresa edile con i magri risparmi da muratore, Giorgio Corbelli sapeva già che gli anni della giovinezza a Sant' Arcangelo di Romagna sarebbero presto diventati un ricordo. Tanto presto da ritrovarsi scaraventati nell' 82 a Brescia, dove comincia il presente e si delineano le prime caselle del cruciverba. In compagnia di Giacomo Chiossone, uno dei banditori che l' avevano affascinato durante le passeggiate riminesi, acquista una vecchia galleria d' arte, la «Michelangelo», e la trasforma in una casa d' aste. Ma è solo il primo passo. L' astuto geometra non vuole certo finire a smerciar croste come un imbonitore tra le anguste pareti di un negozio. E allora adocchia una piccola emittente lombarda, «Tele Elefante», che a malapena si vede nei dintorni di Brescia e Bergamo. La compra e, nel giro di pochi anni, ci costruisce su un network nazionale, ribattezzato «Telemarket», che diventa «l' unica televisione europea specializzata nella vendita d' oggetti d' arte». L' avvio è stentato, ma il sapiente incrocio degli affari non fa venir meno il carburante. Si apre, infatti, il capitolo immobiliare con l' acquisto (o il mandato a vendere gli arredi) di antiche dimore patrizie. In più, per tener fede all' enigmistica del suo nascente impero, aggiunge la casella delle sponsorizzazioni sportive: prima con il baseball, poi col nuoto, l' atletica, il basket e il calcio. Siamo negli anni ' 90. Telemarket è un colosso del settore: nelle sue aste si battono anche quadri di De Chirico, Botero e all' incanto va perfino un Picasso. Corbelli naviga sul mare della politica bordeggiando la costa, ma si spinge al largo in quello degli affari. Acquista il 65% della Semenzato, la più antica e prestigiosa casa d' arte italiana, ed entra in Finarte con il 28,5% delle azioni. In giro per l' Italia fioriscono i suoi show-room. E ormai può tuonare trionfante: «Ho superato Sotheby' s e Christie' s». Senza immaginare che lo spettro del vecchio imbonitore sta per tendergli l' agguato. Scompaginando il cruciverba d' una vita. Enzo d' Errico
Vulpio Carlo, D' Errico Enzo
Pagina 10
(14 marzo 2002) - Corriere della Sera




Scoperti quadri falsi destinati ad aste e tv Operazione del nucle o Beni artistici e culturali dei carabinieri. Cinque persone sono finite a Sollicciano, si cerca la "mente"

di Giorgio Sgherri
Chissà quante volte vi sarà capitato di vedere in televisioni private l'immagine di quadri e dipinti con firme di grandi artisti come De Chirico e Morandi e un signore che ne illustrava la bellezza, l'autenticità, il valore dell'opera. Ebbene tutti quei quadri avevano un difetto: erano falsi. Dal dipinto al timbro a secco che ne garantiva l'autenticità. Lo hanno scoperto i carabinieri che hanno sgominato una organizzazione che agiva su tutto il territorio italiano. Gente esperta che ha messo a punto una delle più colossali truffe di opere d'arte sfruttando pittori, disegnatori, artigiani e qualche titolare di galleria che sperava di fare i soldi in poco tempo. Proprio attraverso le telvisioni private l'organizzazione aveva il suo punto di forza. L'asta televisiva rappresentava per molti un punto sicuro. Invece...da un garage di Firenze uscivano decine e decine di opere d'arte falsificate che poi finivano presso gallerie o vendute attraverso le televendite. I carabinieri del Nucleo Beni artistici culturali nel corso di una operazione partita da Firenze e che ha toccato Pisa, Verona, Montecatini, Milano, hanno sequestrato centinaia e centinaia di quadri, dipinti, disegni falsificati con la firma di artisti come Mirò, Morandi, De Chirico, Tano Testa. Sono state arrestate cinque persone per falsificazione e commercio di opere d'arte contraffatte. Sono finiti a Sollicciano Franco Riccorni, Enrico Delidi e Helena Mesenero, tutti di Montecatini, Andrea Ballerini di Firenze e Roberto Lucchesi di Borgo a Buggiano. I militari dell'Arma hanno compiuto numerose perquisizioni. L'indagine non è ancora conclusa. Mancano alcuni tasselli per completare il mosaico: il burattinaio che tirava i fili dell'associazione a delinquere. La mente (o più menti) che ha organizzato la stamperia da cui uscivano centinaia di tele contraffatte. Se fossero state immesse su mercato avrebbe fruttato agli organizzatori milioni di euro. Oltre a falsificare le opere d'arte la banda forniva di expertise il quadro con timbri a secco, a inchiostro e documenti che attestavano l'autenticità. Tutti timbri falsi che i carabinieri hanno sequestrato nella stamperia fiorentina. L'organizzazione si avvaleva della collaborazione di un pittore che copiava un dipinto. La tela veniva poi consegnata a coloro che si occupavano della stamperia, riprodotta più volte. I falsi prendevano varie strade. Presso gallerie d'arte con titolari poco scrupolosi, botteghe artigianali che fabbricano cornici, oppure finivano in televisione alle cosiddette aste. I prezzi oscillavano a seconda della fattura del dipinto oppure se si trattava di una firma che in qual momento andava per la maggiore. Un business di milioni di euro di cui fino ad oggi non era conosciuto. Per i carabinieri si tratta di un colossale giro di affari di cui è affiorata solo la punta dell'iceberg.
29 April 2004pubblicato nell'edizione di Firenze (pagina 4) Greenhalgh, Inghilterra (1961)
Greenhalgh e i suoi genitori ottuagenari sono stati condannati per contraffazione nel novembre 2008.
Secondo le autorità sono stati i protagonisti della campagna di falsificazione di più vasta portata di tutti i tempi. I Greenhalgh hanno creato opere di stupefacente diversità, dalla scultura britannica del XX secolo ad una statua egiziana presumibilmente del 1350 A.C., prendendo in giro Christie, Sotheby e il British Museum, così come molte altre vittime illustri. 
I Greenhalghs sono stati catturati quando un esperto del British Museum ha osservato che le tavolette assire con rilievi scultorei, presumibilmente create in Mesopotamia nel 700 A.C., contenevano errori ortografici nella scrittura cuneiforme.


robert Driessen, Olanda (1959)
Robert Driessen è stato uno dei più grandi falsari d’arte del mondo. In poco più di trent’anni si è specializzato soprattutto nella creazione di sculture e dipinti falsi, in particolare nelle opere dell’artista svizzero Alberto Giacometti.
Dal 2005 Driessen vive in Thailandia (proprietario di una caffetteria) per evitare di essere arrestato dalla polizia tedesca. Driessen è nato ad Arnhem, in Olanda. In tutto ha dipinto circa mille quadri, anche se oggi non vuole più sapere che fine abbiano fatto: qualcuno, dice, potrebbe «essere appeso in un museo olandese o tedesco», mentre altri sono stati venduti da Sotheby’s e Christie’s, due delle case d’aste più importanti del mondo.
Successivamente si è dedicato alla scultura, soprattutto alle riproduzioni di Giacometti.
Con le sue creazioni Driessen e i suoi complici hanno accumulato circa 8 milioni di euro e, secondo un’analisi della polizia, avrebbero creato all’incirca mille sculture false, anche se lo stesso Driessen parla di circa 1.300.Due suoi complici sono in prigione in Germania.
Oggi Robert Driessen è uno dei falsari più ricercati, dopo che tre anni fa venne arrestato Wolfgang Beltracchi, un pittore della regione tedesca della Renania che ha realizzato almeno cento dipinti falsi di pittori espressionisti, più o meno nello stesso arco di tempo di Driessen, guadagnando circa 30 milioni di euro. Per questo motivo Driessen - scrive lo Spiegel - ormai potrebbe tranquillamente ritenersi il falsario d’arte più importante d’Europa ancora in libertà.

 Hebborn, Inghilterra (1934-1996)
Laureato alla Royal Academy of Art di Londra, Hebborn cominciò a dipingere falsi dopo che un famoso mercante d'arte di Londra gli comprò un disegno che riproduceva un ritratto della moglie di Augustus John, uno degli artisti inglesi allora più famosi. Nessuno se ne accorse e il disegno fu venduto come buono.
Durante un primo soggiorno romano ebbe modo di conoscere molti eminenti personaggi del modo dell’arte, critici e storici, soprattutto inglesi. Fra questi spiccava Sir Antony Blunt che, a quei tempi, era curatore delle raccolte reali (lo stesso Blunt che, allo scadere del suo mandato, risultò essere una spia al soldo dell’Unione Sovietica)
Tornato a Londra Ebborn si specializzò nella compravendita di disegni antichi; fondando, con un amico, una piccola società, La Pannini Gallery, che presto si trasferirà a Roma, ove operò per lunghi anni.
Moltissimi mercanti e studiosi iniziarono presto a frequentare abitualmente la Pannini Gallery. Qui i disegni minori erano certamente autentici, mentre quelli di maggior rilevanza, come Stefano Della Bella, Castiglione, Piranesi, ma anche Mantenga, Poussin, Van Dyck, Brughel, erano sostanzialmente falsi, creati, ovviamente, dello stesso Hebborn.
A partire dal 1978 Aileen Dawson, del British Museum iniziò a esprimere una serie di dubbi su molti disegni antichi che circolavano presso grandi mercanti internazionali e prestigiose case d’aste.
Hebborn ha dichiarato di aver prodotto circa 1.000 falsificazioni dei disegni di artisti fiamminghi, di Peter Paul Rubens, Raffaello, Anthony van Dyck, Nicolas Poussin e del pittore settecentesco Giovanni Battista Tiepolo.
Questi quadri sono stati venduti da note case d'asta per numerose collezioni prestigiose.
Il falsario ha due libri di memorie della sua carriera, tra cui uno in cui ha spiegato i suoi trucchi agli aspiranti falsari. Nel 1996, fu ucciso a Roma in circostanze misteriose.