Nel non dialogo tra due fiorentini , l'Oriana Fallaci e Terzani, ormai sappiamo chi vedeva giusto.

Sono morti a pchi mesi di distanza i due fiorentini più conosciuti al mondo nel campo del giornalismo
e libri, Tiziano Terzani, uno scrittore quasi per caso e Oriana Fallaci. Le loro strade non si sono mai incontrate, anche se apparentemente si sono ritrovati sugli stessi luoghi dell'attualità e entrambi passavano tempo della loro vita a New York. Terzani inizia a scrivere grazie anche alla moglie tedesca che traduceva, per lo Spiegel, un giornale simile a Il Manifesto ma molto più organizzato e strutturato, una testata storica dell'editoria tedesca, mentre l'Oriana, legata a Rizzoli e Corrierone praticamente da sempre, ha iniziato negli anni cinquanta a girare il mondo con il mito della libertà, sul modello dell'America, vista come la liberatrice dell'Italia dal gioco nazi-fascista e scevra da aspetti comunistici marxisti.
Terzani si è sempre dichiarato non comunista ma certamente portava molte stigmate del pensiero marxista, fino alla sua virata verso l'oriente, il misticismo, la via o il sentiero del percorso di evoluzione spirituale che poi lo ha caratterizzato soprattutto negli ultimi dieci anni di vita (ma il percorso era iniziato molto prima, non ne dubito).

L'Oriana invece aveva mantenuto la barra dritta fino alla fine, e anzi si era ulteriormente irrigidita sui temi dell'Occidente e del pericolo o minaccia condotta dal mondo islamico in quanto portatore di ideali e modi di vita diametralmente opposti. Non si tratta di vecchi pensatori come Spengrel e seguaci contemporanei, quanto di un pensiero che l'Oriana ha potuto costruirsi toccando con mano, durante i viaggi di una vita, al seguito di battaglie militari, guerriglie, interviste con personaggi difficili e astrusi di tutto il mondo. 
Un non dialogo dicevo quello tra l'Oriana e Terzani, in cui questi sembrava far propri i vecchi temi degli anni sessanta, sostenuti dalla New Left americana, l'integrazione, l'amore e la compassione, tra tutti e tutto, mentre l'Oriana aveva ben chiaro il pericolo e la minaccia del pensiero islamico, sia nella sua frangia più estrema che nella sua applicazione più moderata. Aveva ben chiaro che si apriva uno scontro tra due visioni del mondo, in cui non era l'idea comunista o post marxista ha costituire la minaccia ma l'applicazione pedissequa dei principi islamici a fornire fuoco per un vero scontro di civiltà.
L'Oriana aveva ragione e l'aveva detto trenta anni fa nei suoi libri e articoli.

Per quanto riguarda la mia considerazione sul problema dell'integrazione del melting pot, della società pluralista e multiraziale mi attengo al pensiero del filosofo su cui ho lavorato a suo tempo alla mia tesi di laurea: Karl Popper e il suo concetto di Società Aperta (e i suoi nemici).
Per Popper la nostra società occidentale deve essere aperta a chiunque, ma questo solo in principio; nei fatti si deve chudere le porte in faccia a chi non applica e non segue gli stessi principi di apertura.
Se qualcuno vuole entrare a casa mia non accettandone le regole e non condividendone i valori e principi, io non devo aprirgli la porta e questo lo dice chiaramente Popper (peraltro utilizzato su RESET per lanciarlo contro Berlusconi e le sue televisioni a suo tempo).
Namaskar

Nota: 15 ore dopo questo scritto, alle ore 23, la rai3 ha mandato in onda un recente docu su Terzani, in cui Tiziano si soffermava sulla sua diatriba con l'Oriana, al tempo delle loro schermaglie scrittoriche sul CORRIERE, all'indomani dell'11 settembre 2001.
Insomma, l'Oriana secondo la moglie di Tiziano era al tempo una malata di nervi (parole sue) che incitava alla risposta d'odio, mentre Tiziano citando Buddha, sollecitava l'amore.
Eppure, Popper ci aveva parlato a tempo dei nemici della società aperta, quella nella quale i due contendenti hanno appartenuto. Si perché a Tiziano forse nel suo periodo finale di vita non è interessato molto ma in Tibet, vicino a dove lui era andat